Informazione e tecnologie sulla sicurezza della persona e del proprio patrimonio - Metrotec Service
19 | 05 | 2012
Menu Principale
Tecnologie
La sicurezza
Login

La quinta mafia

di Massimiliano Di Dio

Sta nascendo una mafia nuova. La «Quinta Mafia», la chiama Antonio Turri presidente di Libera Lazio. Autoctona, radicata da anni nelle terre tra Roma e Napoli. Lì dove la criminalità organizzata investe, ricicla denaro sporco in attività lecite che raggiungono anche piazza di Spagna, come proverebbe la recente richiesta di sequestro di un ristorante finito nelle mani dell''Ndrangheta. Lì dove solo tre anni fa un comune, Nettuno, è stato sciolto per infiltrazioni e ora a un altro, Fondi, potrebbe accadere altrettanto. Le prove che Cosa Nostra, Camorra e 'Ndrangheta si muovano lungo quell'asse, che esista una Quinta Mafia, sono molte. Sin dal 1985, come emerge da un rapporto dei carabinieri di Cefalù, quando Mariano La Scuola, appartenente al clan mafioso delle Madonie, residente a Fondi, viene chiamato a mediare con la camorra per un episodio di usura. Ed è ancora nella città in provincia di Latina che si nascondono due affiliati ai clan coinvolti nell'eccidio di Duisburg, alla ricerca di un posto sicuro dopo la strage in Germania. Lo avrebbero trovato nella casa di Vincenzo Garruzzo, ritenuto vicino all'ndrina reggina Bellocco-Pesce e finito in manette nel febbraio scorso per usura mafiosa ai danni di alcuni imprenditori del sud pontino. Lo rivela alla Direzione distrettuale antimafia di Roma una delle sue vittime: «Garruzzo era preoccupato perchè due persone affiliate ai clan implicati nell’eccidio erano nascoste da lui a Fondi».

Il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, ha chiesto lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose. «Con urgenza, in tempi brevissimi» si legge nella relazione finale della commissione d'accesso agli atti contro la quale il sindaco Luigi Parisella, centrodestra, ha fatto ricorso al Tar. Eppure la pratica, e non sarebbe l'unica, è dall'8 settembre sul tavolo del ministro dell'Interno Maroni. Senza risposta. La legge, è vero, non prevede termini. E infatti la casistica nazionale è varia: ci sono provvedimenti adottati in poche settimane e altri che hanno richiesto mesi. Nel caso di Fondi, prima di informare il Viminale, la Prefettura di Latina ha ispezionato l'attività dell'amministrazione comunale per oltre cinque mesi. Il tutto si è concluso con una relazione dettagliata e una precisa richiesta di scioglimento. Ma ancora niente. Eppure a Fondi, un'informativa del comando provinciale dei carabinieri di Latina già nel settembre 2007 parla di «numerosi univoci e concordanti indizi sull'operatività di un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione che agevola un'associazione di stampo mafioso». E il condizionamento degli apparati amministrativi, di controllo, emerge sempre più in un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia tuttora in corso.

Infiltrazioni
. È dalle intercettazioni del procedimento 36857 del 2005 a carico di tre fondani che prende spunto la seconda indagine dell'Antimafia. Tre anni fa nel mirino degli inquirenti finisce una rete mafiosa in grado di monopolizzare interi settori economici, riciclare denaro sporco. Una rete capeggiata dai fratelli Tripodo, ritenuti in affari anche con i Casalesi, che si estende nel sud pontino tra Fondi, Itri, Monte San Biagio, San Felice Circeo e Terracina attraverso alcuni sodali e il controllo di locali notturni, imprese di pulizia e onoranze funebri. I tre indagati non risultano in alcun atto societario ma dalle loro telefonate, emerge chiaramente una seconda organizzazione, diversa da quella investigata, che tuttavia ne favorisce gli interessi. È in questa fase che spuntano i nomi di Romolo Del Balzo, consigliere regionale di Forza Italia, e Riccardo Izzi, ex assessore ai Lavori pubblici di Fondi. La Direzione distrettuale antimafia indaga per associazione per delinquere di stampo mafioso, abuso d'ufficio e concussione.

Dalle intercettazioni emergono sospetti attorno a raccomandazioni, pensioni pilotate, concessioni edilizie agevolate o bloccate, controlli dei vigili urbani addomesticati e così via. Del Balzo riceve domande e risposte di alcuni concorsi prima delle prove di accesso, avverte «se poteva mannà pure pe fax...perché se mandi per fax non succede niente, i fax so tranquilli», spiega «su quella cosa...ti ricordi di mettere al primo posto T. P., mi hai capito, late futtatenne (delle altre fregatene)». Sponsorizza nomi e candidati anche attraverso l'entourage del senatore del Pdl, Claudio Fazzone. La stampa locale denuncia e subito i sostenitori di Del Balzo e Fazzone parlando di «faida interna al Pdl» in vista delle prossime elezioni regionali. Una faida tra lo stesso Fazzone, imprenditore di Forza Italia e funzionario di polizia in aspettativa, e Giuseppe Ciarrapico, oggi senatore in quota An, da sempre imprenditore ed editore di giornali. Tra questi c'è Latina Oggi, il primo a pubblicare gran parte delle intercettazioni della Dda. Una situazione imbarazzante per il Pdl. Sono attribuibili a questo i ritardi del ministero dell'Interno? Ad avanzare l'ipotesi sono le cronache locali più recenti che danno notizia di un incontro a Roma tra Fazzone, il sindaco di Fondi Parisella e Maroni. «Sono andati dal ministro dell'Interno - scrive il «Messaggero», cronaca di Latina - a spiegare perché il consiglio comunale di Fondi non deve essere sciolto.
A sottolineare le ragioni, a loro dire esclusivamente politiche ovvero mirate a colpire Forza Italia nella sua città simbolo, per le quali si è arrivati a chiedere lo scioglimento. Ma qualche giorno dopo, Fazzone smentisce. Maroni, invece, tace.

Intanto Fondi fa i conti con l’usura mafiosa. È fissato per il 2 dicembre davanti al tribunale di Roma il giudizio immediato nei confronti di uno dei quattro arrestati nel febbraio scorso nell’operazione Damasco condotta dalla Dda e dai carabinieri di Latina.
Tra questi c’è anche Vincenzo Garruzzo, ritenuto vicino all’Ndrangheta. Un giro d’affari di oltre due milioni di euro, con interessi sulle somme prestate del 120 per cento annuo ai danni di molti imprenditori del sud pontino. L’usura, aggravata dalle modalità mafiose, avrebbe avuto inizio nel 2004 e, secondo la Dda, si sarebbe protratta sino all’arresto dei quattro. Ad incastrarli, numerose intercettazioni e i racconti di alcune vittime.

A fronte di un debito di circa 500 mila euro, un’imprenditrice è costretta a cedere l’intera sua proprietà stimata oltre 750 mila euro. Inutili i tentativi di opporsi. Chi lo fa, subisce intimidazioni, minacce. «Ci sta poco da fare i guappi con zio Vincenzo - riporta un’intercettazione - Ha fatto salire i nipoti da giù (Calabria) e quello gli ha chiesto scusa».
È proprio nell’ambito di questa inchiesta della Dda che un altro imprenditore, vittima di usura, rivela: «A casa di zio Vincenzo si sono nascosti due affiliati ai clan coinvolti nell’eccidio di Duisburg».

L'Unità

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Ricerca personalizzata