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19 | 05 | 2012
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Famiglia Cristiana, "Indegno" il pacchetto sicurezza

Roma - "Indegno di uno Stato di diritto". Cosi' Famiglia Cristiana di questa settimana nell'editoriale politico, a firma di Beppe Del Colle, dedicato al cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza' proposto dal ministro dell'Interno Maroni. Per il settimanale cattolico le varie misure previste (ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora, ecc.) hanno due caratteristiche comuni: "l'inutilita' ai fini a cui sono rivolte e l'estrema difficolta' a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia gia' faticano a tenere il passo delle normali incombenze". In piu', aggiunge Famiglia Cristiana, "esse scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realta', come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom... I nomadi di origine rom e sinti erano molti meno di quelli denunciati, e la loro schedatura - soprattutto dei bambini - e' stata effettuata con metodi diversi e piu' tradizionali, d'intesa con la Croce Rossa; anche se questa pratica piu' civile e piu' umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, e' costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca". Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che "qualcuno lo ha gia' fatto, ma con spirito diverso da quello del pacchetto sicurezza". Si tratta di Lia Varesio, che nel 1980 fondo' a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di 'barboni' che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni. "Per loro - scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, 'la reiscrizione anagrafica', in modo tale che potessero riacquistare un'identita', visto che molti di loro erano stati davvero 'cancellati'". "L'opera da lei avviata continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa", conclude l'editorialista, "in cui le 'ronde' rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non puo' e non deve permettersi".
Agi

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